“ESPORRE IL COMPASSO D’ORO”

Concorso Internazionale di Idee

Nella futura nuova sede della Fondazione ADI, situata in via Bramante/via Ceresio a Milano, il tema del concorso riguarda la progettazione dello spazio espositivo per la Collezione Storica e permanente del Premio Compasso d’Oro.
Vogliamo presentare, con questo sintetico concept espositivo, non una conclusa e rigida proposta di allestimento ma una più complessa piattaforma espositiva, dinamica e programmabile, un vero e proprio kit di strumenti da consegnare al curatore scientifico della collezione. Sensibilizziamo la necessità di dare una risposta museografica risolvendo uno spazio particolarmente complesso, soprattutto per le proporzioni architettoniche di 11×70 Mt pari a circa 600 Mq trasformandolo, con una successione di ambienti espositivi flessibili, in uno spazio museale di ben 1.160 Mq.

Gli elementi della proposta
Liv. -1/0, navata alta Recupero di superficie attraverso la copertura in vetro della buca dei grandi trasformatori che saranno conservati ma liberamente trasformati al nuovo uso. Tale intervento valorizza il deposito rendendolo un’immensa teca osservabile al piano museale con innumerevoli potenzialità. Moltiplicazione in altezza dell’esposizione con i dinamici e multimediali expo-paternoster. Ridisegno della distribuzione verticale già prevista, con l’introduzione di un montacarichi più adatto alla movimentazione della collezione, portato fino al livello ballatoio, e una razionalizzazione dei percorsi con la creazione di grandi aperture simbolicamente enfatizzate. Liv.0, navata bassa Spazio aperto programmabile, dotato di 6 expo-cubi: ambienti espositivi multimediali ambulanti innestati ad un impianto elettrico a rotaie. Tali ambienti possono essere utilizzati per approfondire temi specifici o singoli autori. L’idea delle rotaie oltre a risolvere il problema dell’alimentazione elettrica dei componenti installati evoca l’antica funzione dell’immobile come ex deposito dei tram a cavallo. La dinamicità di queste “macchine espositive” permette, una volta riposti, di usufruire di un ampio spazio libero centrale allestibile con eventuali oggetti della collezione di grandi dimensioni. Miglioramento della funzione espositiva generale attraverso il tamponamento delle vetrate previste fra le navate principali e la galleria vetrata (via interna). Creazione di un secondo blocco per la distribuzione verticale con un corpo scale ed un elevatore vetrato. Tale apparato funzionale ha anche un’interessante funzione espositiva che si dipana lungo il percorso. Liv.1, galleria vetrata Non convinti dell’opportunità di soppalcare interamente la navata principale, che si ridurrebbe ad uno mero spazio poco funzionale e privo di attrattiva, suggeriamo di distribuire alcuni morbidi volumi (ovuli) nella parte alta della galleria vetrata. Tali 6 ambienti espositivi da 27 Mq ciascuno possono essere allestiti come autentiche wunderkammer (arricchiti anche con apparati multimediali e previsti sia con illuminazione controllata che solare) che ora immaginiamo di allestire con i 6 temi o “pretesti” ipotizzati da Enrico Morteo per la mostra di Roma del 2011. Gli ovuli si percepirebbero dalla galleria come volumi aerei, sospesi ed accarezzati dalla luce solare zenitale. La parte sottostante di ogni ovulo è attrezzata con un led-wall con funzione informativa su tutte le molteplici attività della cittadella del design. La superficie esterna degli ovuli, nelle ore serali, può illuminarsi trasformando il volume degli ambienti in quota in potenti strumenti di comunicazione. Liv.1, navata bassa e alta L’asse principale di distribuzione a quota +3.40 è un ballatoio che non ha soltanto la funzione di rendere accessibili gli ovuli, utilizzando come passaggi le aperture esistenti, ma diventa una autentica promenade espositiva su entrambi i lati (pensata prevalentemente per gli oggetti medio piccoli) lunga ben 60 Mt e dalla quale poter osservare frontalmente il grande expo-paternoster.

Suggestione

Tre potenti meccanismi elettrici, preziosi frammenti archeologici della città-fabbrica ormai deindustrializzata, emergono da un “lago” d’acciaio e di cristallo come giganteschi guardiani del prezioso deposito metaforicamente immaginato come un profondo serbatoio. I terribili trasformatori a bobina di un tempo diventano affascinanti strumenti a disposizione dei visitatori: non solo simbolo propulsivo della nuova fabbrica culturale ma punto di socializzazione ed osservazione privilegiato da cui poter comodamente contemplare le varietà delle specie più diverse di preziosi oggetti adagiati sul fondale. In prossimità dell’enorme teca da mt 5×20 si ergono, allineati, potenti meccanismi a torre che trasmettono l’emozione di poter elevare senza soluzione di continuità i capolavori del deposito. Si tratta di uno strumento mutuato dalla produzione industriale, fra il mulino ad acqua ed il nastro trasportatore: il paternoster diventa un congegno che crea un dialogo fra il deposito sotterraneo e lo spazio espositivo. Il progetto illustrato prevede l’utilizzo di 12 contenitori verticali, allestibili al piano del deposito, distribuiti su 6 torri che consentono l’esposizione di 72 oggetti di cui sinotticamente visibili (a livello 0) ben 24. Affiancati ad ogni expo-paternoster sono previsti schermi di proiezione (da 2 mt fino ad un’altezza di mt 8) su cui, in projection mapping, possono venire esposti dinamicamente alcuni contenuti relazionati agli oggetti presentati. La percezione espositiva è pensata su due livelli: visione generale lontana (tutte le 6 colonne) e visione prossimale con l’oggetto allineato al livello del visitatore. In questo caso il visitatore, in prossimità dell’oggetto o della composizione di oggetti, ha a disposizione anche un pannello multimediale interattivo (sotto lo schermo di proiezione) con contenuti didattici e con una specifica grafica di approfondimento. Lo schema sinteticamente rappresentato illustra quella che può essere ludicamente definita come una paternoster machine cioè un sistema integrato, programmato e dinamico, in grado di fornire molteplici combinazioni di oggetti allineabili (per esempio) in base al linguaggio, al materiale, alla categoria, al designer o all’industria produttrice. Non è impensabile predisporre il sistema in modo da permettere anche un’interazione del pubblico tramite apposita app su iPad e smartphone.

TEAM: F. Lardera, Architetto (Capogruppo) – V. Ciampicacigli, Designer- R. Mercoldi, Architetto

Link: Europaconcorsi con l’arch. Federico Lardera.

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